Nella nostra provincia il tasso di occupazione femminile è salito in due anni dal 66,1 al 72%. Tagliavia, segretario della Cisl: “I numeri sono un segnale incoraggiante ma non sufficiente”.

Ferrara si scopre sempre più terra di lavoro femminile, ma la parità resta ancora lontana. È questa la fotografia che emerge dal report sul mercato del lavoro in ottica di genere in Emilia-Romagna elaborato dal dipartimento Politiche del Mercato del lavoro Usr e dal coordinamento Politiche di genere della Cisl Emilia Romagna, che racconta un territorio capace di crescere grazie all’aumento dell’occupazione delle donne, pur continuando a fare i conti con divari salariali, maggiore precarietà e una disoccupazione ancora sensibilmente più elevata rispetto a quella maschile.

Il dato che balza agli occhi è il tasso di occupazione femminile, salito in appena due anni dal 66,1 al 72 per cento. Un incremento che rappresenta il migliore risultato registrato in Emilia-Romagna e che consente a Ferrara di superare anche la media regionale, attestata al 69,6%. Complessivamente il tasso di occupazione raggiunge l’84,4% per gli uomini e il 72% per le donne, segnale di un mercato del lavoro che continua a rafforzarsi ma nel quale permane un divario di oltre dodici punti percentuali tra i due generi. L’analisi mette in evidenza come la crescita sia stata accompagnata da un deciso calo dell’inattività femminile, scesa dal 33 al 28,4% nel triennio. Un indicatore che racconta una partecipazione crescente delle donne al mercato del lavoro e che rappresenta uno dei segnali più incoraggianti emersi dalla rilevazione.

Meno confortanti, invece, i numeri sulla qualità dell’occupazione. Le nuove assunzioni confermano una maggiore diffusione di contratti part-time e a tempo determinato tra le lavoratrici, mentre le trasformazioni contrattuali premiano prevalentemente gli uomini con il passaggio al tempo indeterminato. Una dinamica che continua ad alimentare forme di precarietà e percorsi professionali meno stabili per le donne. Anche il capitolo dedicato alla disoccupazione restituisce una situazione in chiaroscuro. Se il tasso resta complessivamente contenuto, il 3,1% per gli uomini e il 5,6% per le donne evidenziano una distanza ancora marcata, con la componente femminile che continua a registrare livelli superiori anche rispetto alla media regionale. Le differenze emergono già all’ingresso nel mondo del lavoro.

I dati relativi ai laureati dell’Università di Ferrara mostrano infatti che le donne conseguono spesso risultati accademici migliori e, in alcuni casi, anche livelli occupazionali superiori, ma continuano a percepire stipendi medi inferiori. Per i laureati magistrali il divario retributivo supera i 240 euro netti mensili, mentre per i laureati triennali e magistrali biennali la differenza si aggira attorno ai 230 euro. Secondo Giuseppe Tagliavia, segretario generale della Cisl Ferrara, i numeri rappresentano un segnale incoraggiante ma non sufficiente. “La crescita dell’occupazione femminile è una buona notizia e dimostra che il nostro territorio possiede energie importanti. Tuttavia non possiamo fermarci alla quantità dei posti di lavoro: oggi la vera sfida riguarda la qualità dell’occupazione, la stabilità dei contratti e il superamento delle differenze retributive che continuano a penalizzare le lavoratrici”.

Dall’ottica del segretario Cisl, il report indica anche la direzione delle politiche future. “Ferrara ha dimostrato di saper aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ma ora servono investimenti nei servizi di conciliazione tra vita e lavoro, nella formazione continua e nelle politiche industriali che favoriscano occupazione qualificata. Solo così questi risultati potranno consolidarsi nel tempo”. Tagliavia richiama infine l’attenzione sul ruolo della contrattazione. “La contrattazione territoriale e aziendale dovrà essere sempre più orientata a ridurre il ricorso involontario al part-time, favorire la trasformazione dei contratti stabili e colmare il gap salariale. I dati ci dicono che Ferrara è sulla strada giusta, ma evidenziano con altrettanta chiarezza che la parità sostanziale nel lavoro resta ancora un obiettivo da raggiungere”.

 

Articolo: il Resto del Carlino

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